12/10/13

Ok.
Avrei aperto un sito/portfolio che mi riguarda.
Questo mi permette teoricamente di spogliare il blog da questa veste scomoda e restituirgli la funzione per cui è nato: un contenitore di "recensioni cinematografiche illustrate".
Stiamo a vedere che succede.
Ah, il sito è qui:

www.cargocollective.com/francescogiani

29/07/13

Snowtown

(Justin Kurzel, Australia 2011) 
Con Daniel Henshall, Louise Harris, Lucas Pittaway, Bob Adriaens, Matthew Howard.




Justin Kurzel, regista di Snowtown, ha studiato. Materia: tecniche di soffocamento spettatori e teoria dei colpi bassi fuori campo. Snowtown è un piccolo film che toglie progressivamente aria dai polmoni. Non mozza il fiato; ti lascia piano piano a secco. La storia è semplice: in un paese di provincia nel sud dell'Australia, Snowtown, non succede un benamato niente. Almeno, all'apparenza; dietro le mura domestiche si consumano abusi, si covano perversioni e pregiudizi, ma l'abitudine è lavare i panni sporchi in casa propria. Poi arriva John Bunting; è un tizio paffutello, dall'aria gentile e rassicurante, e decide di prendersi cura proprio della "famiglia" protagonista del film (3 fratelli e una madre con qualche problema di troppo). John è uno psicopatico antisemita con spiccata propensione alle torture efferate e all'occultamento cadaveri, ma questo lo scopriremo in un secondo momento, così come il giovane Jamie che suo malgrado finirà per essere prima spettatore poi complice dei crimini di John. 
Ispirato alle gesta dell'omonimo serial killer dell'omonima cittadina australiana, Snowtown vive di tensioni sul punto di ebollizione ma ha la vecchia e risaputa saggezza di colpire allo stomaco in poche e mirate circostanze, preferendo nell'insieme uno sguardo obliquo e decentrato. Pur essendo così abusato il concetto dell'efficacia del fuori campo cruento (al punto da diventare quasi un luogo comune), è innegabile che nell'era del dettaglio anatomico in via di frantumazione l'approccio risulti insolito ed apprezzabile, soprattutto se di fatto contribuisce ad incollarti addosso col mastice tutto lo sporco suggerito.
Ah; l'illustrazione coglie un attimo di profondo disagio consumato in silenzio in un luogo significativo del film: il cesso di casa. Ultimamente, il cinema mi trasporta in "luoghi" che parlano ed interagiscono con me più di quanto vi riescano storie-personaggi; così come Rob Zombie mi ha regalato un corridoio per babau, Snowtown mi racconta lucidamente che un bagno può essere un bicromatico raccoglitore di sporcizia: tattile (rossa) e psicologica (blu).
Guardatelo, via.


20/06/13

Only God Forgives

(Nicolas Winding Refn, Francia-Danimarca 2013) 
Con Ryan Gosling, Kristin Scott Thomas, Yayaying Rhatha Phongam, Vithaya Pansringarm.


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Due tra i pericoli più grandi dello spettatore zelante sono riassumibili nella nascita, per un motivo od un altro, di due sentimenti: aspettativa e pregiudizio.
Mi piace il festival di Cannes. Mi piace perchè è un coacervo di contraddizioni al cui interno si può pescare veramente di tutto. Anche tanta, tanta qualità, tra l'altro.  

Cannes, Only God forgives = aspettativa. Fischi a Nicholas Winding Refn dopo la proiezione per la stampa, recensioni pesantemente negative = pregiudizio pronto e servito.
Adesso correte sul sito de "gli Spietati" (http://www.spietati.it/) e andate a leggervi l'illuminante recensione-fiume di Alessandro Baratti, oppure accontentatevi del mio perentorio giudizio: opera straordinaria, dalla densità oleosa color rosso-blu shock che annega i corpi degli attori e le pupille dello spettatore per restituire alla superficie un involucro vergine, pronto ad un nuovo “uso”. Alla faccia di pregiudizio e aspettativa.


04/06/13

Coinvolto dal progetto Omini stecco (https://www.facebook.com/pages/Omini-stecco/140818116109358?fref=ts), ho lasciato decantare l'idea di un'illustrazione-recensione che mi sta a cuore: Only God forgives di Nicholas Winding Refn. Domani pomeriggio finalmente metto di nuovo mano ai pennelli.
Sono gia elettrizzato.

24/05/13

Lords of Salem

(Rob Zombie, USA 2012) 
Con Sheri Moon Zombie, Bruce Davison, Jeff Daniel Phillips, Meg Foster




Nel disperato tentativo di trovare una chiave critica all'ultima opera di Rob Zombie, ho perso di vista una cosa fondamentale: il potere della suggestione. Posso per certo dire che un elemento scenografico mi ha attraversato i neuroni con la stessa semplicità con cui un trapano attraverserebbe un muro di zucchero filato: il corridoio al piano dell'appartamento di Heidi (una Sheri Moon scheletrica e dondolante che qualcuno trova sexy in un film in cui regge l'anima con i denti). E più mi sforzavo di razionalizzare le mie emozioni, più quell'immagine mi tormentava disperdendo nell'aria i miei sforzi. Allora ho preso una decisione: niente analisi, niente "recensione"; solo la constatazione di aver assistito ad un film brutto-bello, ridicolo-ironico, ricco di trovate sbilenche dirette in modo sbilenco su di una sceneggiatura sbilenca e su di un corridoio che da solo vale gli 8 euro di biglietto. Canalizzatore di orrori ancestrali, memore di mille fratelli e di un padre ingombrante (che presta la schiena al triciclo di Danny e si fa la doccia nel sangue), è lui il vero protagonista. 
Capolavoro. No, non lo è. Si, lo è.
Boh.
Grandissimo corridoio. 

03/05/13

WORK IN PROGRESS - WORK IN PROGRESS - WORK IN PROGRESS - WORK IN PROGRESS - WORK IN PROGRESS - WORK IN PROGRESS - WORK IN PROGRESS 

Sto lavorandondo al blog! adesso è decisamente incompleto, con formattazioni da sistemare e diverse altre cose da rivedere...sarà pronto a brevissimo!!!

29/04/13

Wrath of Jesus

 



Perchè da lassù, almeno un momentino ino ino ci avrà odiati tutti...o no????